Diario di bordo – Lisbona, la mia nuova casa all’improvviso!

Cari viandanti,

Non ci crederete mai ma… Mi sono trasferita a Lisbona! In realtà sono qui da tre mesi ormai, e devo ammettere che decisi di venire qui giusto qualche giorno prima della data del volo.

Ma ehi, ok, calma… Vi racconto in che modo ci sono finita qui.

Innanzitutto, devo dire che stavo vivendo un periodo abbastanza difficile della mia vita, sotto tanti punti di vista. Dopo essermi laureata a dicembre in Lettere Classiche, un corso di studi che mi era iniziato a diventare stretto per tanti motivi che non vi sto qui a elencare, capii che era giunto il tempo di dare una svolta importante alla mia vita. Non mi sentivo a casa nella mia città natale, e nemmeno a Roma, la città dove avevo vissuto per ben tre anni per completare i miei studi, e mi mancava Barcellona, la città del mio Erasmus. Ma sapevo anche che volevo aria di novità, nuove persone e nuova cultura.

Questa idea si fece strada nella mia testa in ritardo: dopo la laurea, cercai lavoro a Roma ma non riuscii a trovare pressocché nulla. Caddi in una sorta di stato di tristezza perenne dovuto alla mia fallimentaria situazione nel campo della ricerca del lavoro, e iniziai a sentirmi costretta ad iniziare una magistrale che non sentivo affatto mia, pur di far qualcosa nella vita. Ma sapevo che fare questa scelta sarebbe stato un errore. Volevo solo del tempo per capire cosa voler farne della mia vita in un momento di transito come il post-laurea.

E poi, l’occasione giusta bussò alla mia porta. Perché a volte si tratta proprio di questo: aspettare. A volte agire non basta, a volte bisogna apprendere a fermarsi e concedersi il regalo di un po’ di tempo.

Fu così che incontrai per caso, nel web, un’offerta di lavoro interessante: un’azienda con sede a Lisbona era alla ricerca di persone che parlassero più lingue per posizioni lavorative in un progetto connesso alla sicurezza informatica.

In quel periodo stavo mandando il mio curriculum a destra e a manca, quindi non fu difficile per me decidere di mandarlo anche a questa azienda.

Mi chiamarono in poco tempo e dopo quattro interviste e due test di lingua inglese, le parole “ti vogliamo qui a Lisbona” cambiarono per sempre la mia vita.

Ebbene sì, questa è la storia di come arrivai qui. Avevo tanta paura anche perché sarebbe stato il mio primo lavoro, per giunta in una città che non conoscevo e dove non avevo nemmeno un amico. Arrivai qui completamente sola.

Ma devo ammettere che non ci misi molto per innamorarmi di Lisbona, delle sue luci e delle sue strade, delle sue tradizioni particolari e dei suoi piatti tipici, del fiume Tejo e dei suoi ponti spettacolari, della sua gente accogliente e premurosa e della sua lingua così diversa dalla nostra in quanto a pronuncia, ma tanto bella, delle città vicine che terminano direttamente sull’oceano (e la mia prima volta di fronte ad esso non la scorderò mai, tanto grande fu l’emozione che provai) e di tante, tante, taaante altre cose. Perchè Lisbona è uno scrigno ricco di meraviglie. È un piccolo gioiellino in un Paese così poco conosciuto in Italia, ma così ricco di arte e di storia da lasciarmi, ogni giorno, sempre più sorpresa.

Il lavoro è moderno, l’ambiente è amichevole ed andare a lavoro è addirittura un piacere! (Lo so, è difficile da credere, ma fidatevi di me se vi dico che è così!)

Sto conoscendo tante persone da tutte le parti del mondo, che vengono in questa città perché patria della creatività e dell’innovazione. Questo significa che ogni incontro mi apporta sempre tante interessanti informazioni. Ma non dimenticate che sono in Portogallo e, di conseguenza, sto conoscendo anche persone Portoghesi. Mi ci è voluto davvero poco tempo per innamorarmi della loro cordialità e del loro aprirsi pian piano, ma aprirsi di cuore. Tanto che entrano inevitabilmente nel tuo senza più via d’uscita.

E qui a Lisbona pian piano, senza nemmeno io sapere come, ho imparato ad amarmi per davvero, riconoscendo i miei pregi e volendo lavorare sui miei diffetti, ove possibile, e ove no beh, semplicemente accettandoli.

C’è un film che mi piace tanto (“The Greatest Showman“, spero piaccia anche a voi se, ovviamente, avete avuto modo di vederlo), dove il protagonista dice questo: <<Nessuno ha mai fatto la differenza rimanendo esattamente come tutti gli altri.>> E adesso tengo sempre a mente questa frase e quando mi sento diversa mi ricorda che sto solo sbagliando nel definire ciò che sento, perchè non siamo diversi: siamo particolari e per questo unici. Forse non ci faremo mai niente con questo nostro essere unici, forse questo ci porterà a sentire un perenne senso di solitudine di sottofondo, anche se stiamo con altre persone e ci sentiamo benissimo; ma forse se ci abituiamo a conviverci possiamo capirne la bellezza, perché ad essere soli ci si deve per forza confrontare con sé stessi e, se si è consapevoli di sé, si è forti e, se si è forti, nessuno potrà mai più scalfirci. Questo non significa che non soffriremo più, ma che accadrà solo quando noi permetteremo a qualcosa di farci del male. Perché avremo completo controllo di noi stessi.

E quando ti trovi sola in un posto che non conosci e dove devi per forza ricreare te stesso e la tua vita, sei anche costretto ad entrare in contatto con quello che sei veramente. E questo porta ad accettarsi e rispettarsi e, ovviamente, a conoscere meglio sé e i propri sogni.

Adesso vi sto scrivendo da Braga, una bellissima città nel nord del Portogallo, mia ultima tappa di un viaggio durato una settimana, un viaggio in solitaria tra le tradizioni universitarie e musicali di Coimbra, i colori e il vino di Porto e la storia imponente di una viva città come Braga.

Che dire di più? Non si può mai sapere dove il vento ci porterà in un giorno inaspettato e apparentemente anonimo. Per me, il vento scelse una nazione sconosciuta che in poco tempo sarebbe diventata a me così vicina e che mi avrebbe accolto come componente di una grande, meravigliosa famiglia multicolore.

E voi, dove vi ha portato il vento?

Alla prossima avventura,

La vostra

Viaggiatrice Incallita.

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