Diario di bordo – Erasmus, il sole della mia Barcellona.

Cari viandanti,

Ogni tanto ritorno!

Per quelli che se lo stanno chiedendo, sì, sono ancora in Erasmus e no, non ho mollato. E menomale! Finalmente sto ottenendo delle grandi soddisfazioni da questa esperienza. Non che prima non fosse soddisfacente, ma era solo l’inizio e come ho già spiegato bene nei precedenti articoli (che potete trovare qui —> Diario di bordo – Che l’Erasmus abbia inizio!, o qui —> Diario di bordo – Erasmus, che avventura!, oppure qui —> Diario di bordo – Quanto può essere difficile la convivenza?) l’inizio non è mai facile. E tutto questo diventa ancor più complicato quando tutti, TUTTI quelli che hanno già un’esperienza simile alle spalle non fanno altro che ripeterti quanto meraviglioso sia ogni giorno. E tu sei lì, nella tua stanza, sola, con il sole di Barcellona che scende pigro fuori dalla finestra illuminando gli edifici e regalando raggi aranciati nelle case di tutti, la tua compresa. E pensi che se anche per te valesse la regola del “meraviglioso ogni giorno”, quel sole sarebbe lo scenario perfetto delle tue fantastiche avventure. Ma poi stacchi lo sguardo dal cielo e lo fai vagare intorno a te e, niente… Ti rendi conto che tu, a quanto pare, sei l’eccezione. Perché tutti quelli che conosci e che sono partiti in Erasmus nel tuo stesso semestre pubblicano sempre così tante foto belle, piene di persone e di vita, al contrario di te. Loro si son già ambientati. Tu no.

Ed è lì che capisci; è in quel momento che ti entra dentro uno dei più grandi insegnamenti che il vivere da soli, all’estero, può dare: prendere in mano la situazione. Sì, proprio così: sentire la sensazione di avere tra le mani la propria vita, per la prima volta in 21 anni di esistenza, è sconvolgente. Due sono le opzioni: lasciarla lì, osservarla di tanto in tanto e rimanere fermi, o giocarci. E beh, direi proprio che la seconda opzione è la più divertente!

Ormai sono cinque i mesi che ho trascorso qui, a Barcellona. Non pensavo che l’avrei mai detto, che anch’io mi sarei schierata, prima o poi, con il club “l’erasmus è l’esperienza più bella della vita!“. Ma… Beh… Mi ritrovo a farlo. Proprio adesso, proprio ora che ho già un bel po’ di esperienze e ricordi alle spalle, proprio ora che mi sento cambiata, diversa, una persona migliore. E sapete perché “migliore”? Perché tutto ciò di cui avevo bisogno era riuscire a capire cosa fossi, cosa volessi da me stessa e dalla vita, e cosa mi rendesse davvero felice, così da poter poi plasmare la mia vita di conseguenza e renderla più interessante ai miei occhi. L’Erasmus ti permette di intraprendere un viaggio, di cui tu nemmeno ti rendi conto, ma che è il più importante di tutti: quello interiore. E ora mi ritrovo a sentirmi piena.

Rispetto a cinque mesi fa, mi sento cresciuta e, per la prima volta nella mia vita, sento di poterlo ammettere senza problemi, senza sentirmi in imbarazzo, perché è davvero così.

Ti senti inevitabilmente cresciuta quando devi risolvere qualsiasi tipo di problema da sola, che sia una minaccia del vicino nel bel mezzo di una festa in casa di amici; che sia un viaggio organizzato mezz’ora prima dell’orario di partenza del treno che ti aspetta; che sia una notte passata in ospedale per non lasciare sola la tua amica con la febbre a quaranta e che sia la notte successiva passata a letto con la febbre a quaranta raccolta proprio dalla tua amica; che sia uscire da soli per esplorare la città o che sia per andare a fare la spesa; che sia incontrare persone negativamente strane da allontanare subito o che sia vedere andar via persone fantastiche che non sai né quando, né se rivedrai mai nella tua vita, perché vivono in paesi diversi; che sia guardare un film da soli o sentirsi soli, durante giorni in cui non puoi farci niente ma… semplicemente va così; che sia la mancanza di casa; che sia il senso di colpa nel sentirla sempre meno man mano che la tua vita nella città ospitante diviene più dinamica, perché ti stai finalmente iniziando ad ambientare… Beh, questi ed altri numerosissimi problemi che possono capitare nell’arco di una vita, possono capitarti mentre sei in Erasmus. La differenza, però, è che sei sola, lontano dalla tua famiglia, ma sopratutto in un posto che non conosci e la cui lingua ti rimane sempre così difficile ed estranea.

E poi questi catalani non ne vogliono proprio sapere di parlare in spagnolo, dannazione! Quante volte mi sono ritrovata a guardarli con la faccia da cucciolo abbandonato, dopo l’ennesima situazione in cui fai una domanda in spagnolo e ti senti rispondere in catalano!

Quante volte alla domanda: “ma perché mi rispondete in questa lingua, se sapete che già mi resta difficile parlare e comprendere l’altra?” mi sono sentita rispondere “e perché no?”.

Quante volte mi sono sentita completamente avvolta dallo sconforto, sola, in difficoltà e, soprattutto, con una confusione linguistica estrema che in determinati giorni raggiungeva livelli non umanamente sopportabili.

Ho rischiato di piangere. Di gridare. Di impazzire.

Ma non l’ho mai fatto. E ora sono qui, ne sono uscita vincitrice, per il momento, e mi sto ancora battendo con tutte le forze; sempre io, ma allo stesso tempo completamente diversa. Tante, davvero tante sono le esperienze che ho fatto, le persone che pian piano ho conosciuto e quelle che a poco a poco sono diventate veri e propri amici. Tante le scartoffie che ho dovuto far firmare, che avranno viaggiato sicuramente più di me per ottenere finalmente un armonico segno nero; tanti i volti conosciuti; tante le culture in cui sono inciampata; tante le persone con delle storie da raccontare a chi, come me, ha sempre avuto orecchie grandi, ma mai nessuno disposto a riempirle.

E ora mi trovo qui, in un café poco frequentato, nella stanza al primo piano, con la mia amata cheesecake che a volte mi concedo, e seduta di fianco ad una finestra che dà direttamente su Plaza Jaume I. Sono qui a scrivere questo articolo mentre, di tanto in tanto, mi giro ad osservare la piazza e le persone che, ignare del mio sguardo, sfilano sotto la mia analisi attenta. Questo posto mi piace tanto, perché mi permette di osservare il mondo lì fuori senza che lui lo sappia, è l’attimo di pausa che mi prendo in questa mia nuova vita che è sempre così frenetica. E le persone lì sotto non sanno che mi diverto a costruire ipotetiche vite che possano essere le loro, che mi diverto a immaginare di averci azzeccato, anche se, forse, quelle stesse vite che invento non sono altro che degli spicchi della mia. Ed è sempre qui fuori che mi volto a cercare lo stesso sole arancione di qualche tempo fa. Questa volta, però, non distolgo lo sguardo: questa volta rimango a fissarlo, sfidando la sua luminosità per cercare in lui i ricordi delle mie esperienze che hanno visto questa città, e molte altre, protagoniste in questi mesi della mia esperienza. E non è difficile trovarli, perché essi sono proprio lì, rinchiusi in questo sole che, come cinque mesi fa sognavo, ne è divenuto lo scenario. Lo scenario perfetto delle mie fantastiche avventure.

E voi sarete tra i primi a sapere che poco tempo fa ho presentato la domanda di aumento, per rimanere qui in Erasmus per altri 6 mesi, fino a Giugno. Proprio il giorno di Natale mi hanno risposto, dicendomi che erano felici di accettare la mia richiesta. E ancora una volta, l’Erasmus ha reso un giorno già speciale di suo come può esserlo il Natale, un giorno spettacolare. Ero tornata in Italia per qualche giorno, per passare le feste con i miei parenti e con gli amici di sempre, ed avere avuto per la testa la consapevolezza che il mio Erasmus non stava per finire ma che, al contrario, era solo appena cominciato, mi ha resa una persona in quel momento felice, felice davvero.

Semplicemente perché non posso andarmene proprio ora che sto iniziando ad ambientarmi, a crearmi le mie cerchie di amici che crescono sempre di più e no, non poso proprio tornare a casa ora che sto iniziando ad imparare a memoria la mappa della mia città con ogni suo vicolo, e ora che sto imparando a vivere. Non posso bloccare tutto questo proprio adesso, non quando ho la possibilità di viverne di più.

E allora mi aspettano altri mesi, di rischi e pericoli, di nuovi volti e nuovi abbracci, di nuove lacrime e nuovi sorrisi, di nuove partenze e di nuovi ritorni, di nuove prospettive e di nuove avventure passate sotto lo stesso, arancione sole di sempre.

Il sole della mia Barcellona.

 

 

A presto cari viandanti,

Viaggiatrice Incallita.

 

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